Bocciato il referendum sul trasloco in centro del mercato

La commissione tecnica definisce il quesito non ammissibile. Olivero: «Iniziativa solo elemento di disturbo?»

Lettura 1 min.

Si ferma al primo scoglio l’iniziativa del referendum sul trasloco del mercato: la commissione tecnica incaricata di valutare l’ammissibilità del quesito lo ha bocciato. Il giudizio arriva da un terzetto di esperti, guidato dalla segretaria comunale Serena Bolici e completato dal presidente del collegio dei revisori dei conti e dal funzionario capo dell’ufficio elettorale. Secondo quanto si è appreso da palazzo Oropa, il difetto riguarda la mancanza di chiarezza del quesito e il fatto che contenesse due questioni insieme, lo spostamento ai giardini Zumaglini del mercato trisettimanale del lunedì, giovedì e sabato e in piazza Falcone di quello del martedì e del venerdì oggi in piazza Martiri. All’articolo 14 il regolamento della partecipazione, quello che ha istituito la facoltà di indire referendum consultivi tra i cittadini, impone come formula iniziale la frase «Esprimete voi parere favorevole a...» e chiede che sia completata «con la trascrizione precisa dell’argomento per cui il referendum viene richiesto». Il quesito, redatto dal presidente del quartiere Centro Marco Manfredi, che è anche avvocato, era stato presentato così: “Esprimete voi parere favorevole in merito alla proposta di riorganizzazione delle aree mercatali cittadine, consistente nel destinare l’area compresa tra i giardini Zumaglini, piazza Vittorio Veneto e viale Matteotti a sede del mercato di lunedì, giovedì e sabato, e la piazza Falcone a sede del mercato di martedì e venerdì?”.

La prima reazione è stata quella del sindaco Marzio Olivero che prima prende atto della decisione della commissione e poi contrattacca sulla formulazione del quesito: «Sorprende se si considera la presenza, tra i promotori, di persone con qualifiche e competenze professionali che avrebbero potuto certamente contribuire a una predisposizione più corretta dell’istanza». Dal sindaco arriva anche una stoccata più politica: «Quartieri e promotori erano perfettamente consapevoli di essere ormai fuori tempo massimo e che, nonostante questo, hanno deciso ugualmente di procedere. L’impressione che l’obiettivo dell’iniziativa non fosse consentire ai cittadini di esprimersi ma creare l’ennesimo elemento di disturbo nei confronti dell’amministrazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA