Il caso del ristorante che imbarazza Delmastro

I vertici di FdI biellese tra i soci di un locale romano con la famiglia di un condannato per camorra. Meloni: «Resta al suo posto»

«Appena l’ho scoperto ho lasciato la società» ha dichiarato mercoledì 18 marzo il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, per spiegare il suo legame con Miriam Caroccia, figlia di un uomo condannato a quattro anni come prestanome di una famiglia della criminalità organizzata, camorristi che operano a Roma. Era la sua difesa dopo le rivelazioni de “Il Fatto quotidiano”, che ha raccontato dell’esistenza di una società con sede a Biella che risulta titolare di un ristorante a Roma: tra i soci fondatori, nel dicembre del 2024, c’erano il sottosegretario alla Giustizia, la vicepresidente della Regione Elena Chiorino, il consigliere regionale Davide Zappalà e l’assessore ai Lavori pubblici di Biella Cristiano Franceschini. E con loro la figlia, all’epoca diciottenne, di Mauro Caroccia, da anni al centro di indagini per il sostegno dato alla famiglia Senese, che utilizzava i suoi ristoranti per il riciclaggio dei proventi di attività illecite. Nel frattempo il gruppo dei biellesi, di cui fa parte anche Donatella Pelle, consorte dell’avvocato Domenico Monteleone, ha ceduto tutte le quote alla giovane Caroccia pochi giorni dopo la conferma della condanna a suo padre.

Giovedì l’ulteriore svolta: era su internet, quasi sotto gli occhi di tutti, la fotografia di Caroccia abbracciato a Delmastro. Risale al 2023, un anno prima della creazione della società. E fa vacillare la linea difensiva, basata sul fatto che nessuno dei biellesi sapesse di chi era figlia. Nel frattempo sono emerse altre immagini: sempre “Il Fatto quotidiano” ne ha pubblicata un’altra nel ristorante nuovo, che si chiama “Bisteccheria d’Italia”, con un gruppo di persone tra cui c’è Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia. E il quotidiano Domani è stato il primo a scovarne una fuori dallo stesso locale, con Delmastro insieme al sindacalista della polizia penitenziaria Raffaele Tuttolomondo, che risale a gennaio.

Il caso non ha rilevanza penale ma ha agitato le acque della politica, da Roma a Biella passando per Torino. In città è stata respinta la richiesta delle opposizioni di convocare con urgenza il consiglio comunale per discutere delle posizioni degli assessori Cristiano Franceschini e Amedeo Paraggio, la cui sede dello studio da commercialista in via Pietro Micca ha lo stesso indirizzo della sede sociale dell’impresa titolare del ristorante romano. Anche in Regione sono arrivate le richieste di dimissioni di Elena Chiorino. E i leader dei partiti di opposizione, da Elly Schlein a Giuseppe Conte fino a Matteo Renzi, hanno chiesto un passo indietro dal ruolo di governo anche ad Andrea Delmastro. Un’ipotesi che la premier Giorgia Meloni ha per ora escluso: «Resta al suo posto».

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