In duecento in piazza: «Ora Chiorino e gli altri»
La notizia del passo indietro di Delmastro raggiunge il presidio di protesta. Che chiede lo stesso gesto a tutti i coinvolti
Il grande striscione “Delmastro dimissioni” è diventato superfluo in fretta nel martedì sera di Biella: lo avevano steso sul selciato nuovo di via Italia davanti a piazza Santa Marta i duecento manifestanti radunatisi per celebrare la vittoria del no al referendum ma soprattutto per chiedere il passo indietro del sottosegretario biellese. Le notizie da Roma li hanno raggiunti con il passaparola di telefono in telefono ma non hanno spento la rabbia della piazza che ha urlato slogan come «Siamo tutti antifascisti» e «Siamo tutti anticamorra». Il riferimento è evidente al caso che da quasi una settimana tiene banco nello scenario politico, e almeno nella Capitale anche giudiziario: quella società con sede a Biella che aveva Andrea Delmastro come socio insieme ai vertici di Fratelli d’Italia in provincia e soprattutto insieme alla figlia nemmeno ventenne di un condannato come fiancheggiatore della criminalità organizzata. Quell’impresa aveva il controllo di un ristorante in via Tuscolana, che la Direzione distrettuale antimafia sospetta potesse servire a riciclare denaro della famiglia Senese, camorristi attivi a Roma, come i precedenti locali di Mauro Caroccia, oggi in carcere a Viterbo. E indagato insieme alla figlia.
«Se è questa la storia che ha portato alle dimissioni di Delmastro e non la sconfitta del sì al referendum» ha detto la segretaria del Pd Elisa Francese «allora se ne devono andare anche gli altri: la vicepresidente della Regione Elena Chiorino, il consigliere Davide Zappalà, l’assessore a Biella Cristiano Franceschini». Un appello a cui sono seguite le parole, a nome di Alleanza Verdi Sinistra, di Roberto Pietrobon: «Cento passi ci separano da quel palazzo dove Delmastro pensava di poter fare il podestà. Ma Biella non è il feudo di nessuno». Tutt’intorno sventolavano le bandiere di Pd e Sinistra italiana, del Movimento 5 Stelle e del microcosmo comunista, in una manifestazione a cui si sono visti anche la Cgil, Libera e gli attivisti del comitato M come Matteotti. Dopo mezz’ora, la piazza si è svuotata, senza il permesso di muoversi in corteo. Ma prima si sono sentite le note di “Bella ciao”, “Fischia il vento” e dell’inno di Mameli.
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