Paraggio su Bisteccopoli: «Gettato deliberatamente fango»
L'assessore al Bilancio è il primo a parlare in pubblico tra i protagonisti della vicenda. La sua difesa, le sue (poche) risposte
Salta il consiglio regionale, perché l’argomento principale (l’audizione e la successiva mozione di sfiducia a Elena Chiorino) è superato dagli eventi, con le sue dimissioni di lunedì sera. Salta di conseguenza anche il presidio del centrosinistra fuori dal palazzo a due passi dalla Mole e, tenendo in conto le dimissioni a Biella di Cristiano Franceschini da assessore ai Lavori pubblici, viene cancellato anche l’altro presidio fuori da palazzo Oropa. Ma nella sala al piano nobile del municipio l’attenzione è massima, i posti a sedere per la stampa sono esauriti e il silenzio è stretto come i nodi delle cravatte degli eletti, più eleganti del solito davanti alle telecamere della Rai. È successo perché l’audizione di Amedeo Paraggio, assessore al Bilancio, è la prima occasione pubblica in cui una delle persone coinvolte nel caso-Bisteccopoli prende la parola.
Coinvolto, ma non da socio di quella “Le 5 forchette” che controllava il ristorante di Roma finito nel mirino della Direzione distrettuale antimafia e della Procura di Roma e, a quanto dicono i media nazionali di martedì 31 marzo, anche di quella di Torino. Paraggio ha confermato che nel suo studio era domiciliata la società, fondata nel dicembre del 2024 con le quote in mano ai vertici di Fratelli d’Italia biellese ovvero Andrea Delmastro, Elena Chiorino e Cristiano Franceschini, tutti dimissionari, e Davide Zappalà, con Donatella Pelle, moglie dell’avvocato Domenico Monteleone, e l’allora appena diciottenne Miriam Caroccia, figlia di un condannato per aver riciclato, proprio attraverso i suoi ristoranti, denaro della famiglia di camorristi dei Senese. Nel suo intervento Paraggio ha spiegato di non poter entrare nei dettagli, per ragioni di riservatezza professionale e senza quindi dare qualcuna delle risposte che all’opinione pubblica ancora mancano sul caso. Ha però detto di aver accettato l’incarico anche per la stima e l’amicizia che lo lega al nucleo biellese e di non avere nulla in più da spiegare. Poi ha alzato le barriere della difesa: «È stato gettato fango deliberatamente. Io rispondo di quello che faccio, voi di quello che insinuate. Resto qui a testa alta e con i fatti: la nostra amministrazione è trasparente, controllata e pulita». Quindi niente dimissioni. E contrattacco rivolto alle opposizioni: «Non ci facciamo intimidire da chi confonde la politica con la diffamazione. Se necessario mi tutelerò nelle sedi competenti».
Alle sue parole hanno replicato solo i consiglieri di minoranza, come Basso («Chiediamo le dimissioni perché è stato incauto»), El Motarajji («A volte in politica è meglio un passo indietro che un passo avanti»), Bruschi («Il tema non è giuridico ma politico e siete coinvolti mani e piedi») e soprattutto Andrea Foglio Bonda, capogruppo di Buongiorno Biella che ha parlato anche da dottore commercialista e, come tale, collega di Paraggio: «Il giorno stesso in cui hanno scoperto chi era coinvolto nella società, hanno ceduto le quote. A quanto ne sappiamo invece la sua sede legale è ancora a Biella. Tutti sono stati leggeri ma ne hanno tratto le conseguenze e poi si sono dimessi. Lei no. Ci dica se ha rinunciato alla domiciliazione di “Le 5 forchette”. E se non lo ha fatto, perché». Domanda caduta nel vuoto perché Paraggio ha rinunciato alla sua replica, così come dai banchi della maggioranza, pressoché al completo, nessuno ha preso la parola, a eccezione del sindaco («Sfido a trovare qualcuno in città che pensi che ci sia un coinvolgimento con la malavita dei protagonisti»). E ancora Foglio Bonda ha dato voce all’insoddisfazione di chi aveva spinto per ascoltare la voce della Giunta: «Oggi si è scritta una pagina pessima della politica biellese».
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