Francesco Ferraris: «La mia prima intervista l’ho fatta a cento anni»

Compie un secolo oggi l’imprenditore capostipite dell’omonimo gruppo tessile. Tre generazioni sono pronte a festeggiarlo

Francesco Ferraris oggi taglia il traguardo dei cento anni con il sorriso di chi ha attraversato un secolo intero senza smettere di guardare avanti. La sua vita, racconta, è stata «un inferno e un paradiso», un intreccio di sacrifici e soddisfazioni, sempre legati a un punto fermo: la famiglia. Ed è proprio la famiglia, riunita al completo attorno a lui per festeggiarlo, a occupare il primo posto nei suoi pensieri, simbolo di continuità e condivisione.

«Siamo partiti in due» racconta. «Mia moglie Magda e io, e oggi ci ritroviamo in 23. Quattro figli tutti sposati. Quattro nipoti e le rispettive mogli, quattro pronipoti e uno in arrivo fra poche settimane. Seconda e terza generazione hanno seguito le mie orme, sono tutti imprenditori, chi nell’azienda di famiglia, chi in altri prestigiosi gruppi. Cosa potrei chiedere di più a cento anni?».

Nato in Monferrato «con l’arrivo della primavera», ama sottolineare, Ferraris non ha mai interrotto il suo legame con la terra. Un rapporto profondo che affiora nei ricordi più semplici e autentici. «Il canto del gallo al mattino avverte che il sole sta nascendo, è un segnale di felicità per un nuovo giorno e il suo grido di battaglia mi ha sempre insegnato a guardare avanti».

Perché come imprenditore con la vocazione agricola («camminare fra le vigne è forse la cosa che nella mia vita mi è piaciuta di più» confida) Ferraris è sempre stato un uomo d’azione. «Ero iscritto a Economia e Commercio a Torino. In famiglia eravamo 3 fratelli. Mio padre un bel giorno mi disse: tirati su le maniche, è tempo che tu ti mantenga. Così ho lasciato gli studi e sono andato a lavorare col mio diploma di Perito tessile».

I primi passi li muove al Lanificio Basilio Bona di Caselle, dove emerge rapidamente per capacità tecniche e organizzative, fino a diventare capo reparto del finissaggio. Il 1953 segna la svolta e l’arrivo nel Biellese, prima a Vallemosso nel lanificio della famiglia Reda, poi ai Lanifici Rivetti. Qui l’incontro con Oreste Rivetti segna profondamente il suo percorso. «L’ho conosciuto bene, lavoravo al suo fianco e abitavo con Magda in un alloggio che guardava sulle finestre del suo ufficio. Capitava che, se vedeva la luce ancora accesa in casa nostra, mi chiamasse anche a mezzanotte per parlare di qualche problema di lavoro. E’ stato lui che mi ha fatto cavaliere del Lavoro, all’epoca fui il più giovane di sempre a ricevere quella onorificenza».

Nel 1964 Ferraris diventa imprenditore e inizia a lavorare in proprio. «Affittavo i locali del Finissaggio nel complesso dei Lanifici, ma Rivetti mi chiamò per dirmi che l’acqua scarseggiava . E’ stato allora che ho deciso: mi sono spostato a Gaglianico per aprire un mio stabilimento. In 6 mesi abbiamo cercato e trovato 4 pozzi, e abbiamo costruito i primi 10 mila metri quadrati di capannoni. E’ stata una fortuna perché l’acqua, dopo tutti gli esami del caso, era quella giusta per il nostro lavoro. Fui il primo nel distretto tessile a lavorare conto terzi. Certo, all’epoca era più facile fare l’imprenditore. Oggi le cose sono molto cambiate; il mondo è diventato veloce. I giovani si adattano ma fanno molta più fatica di noi».

Tuttavia la capacità di progettare e la visione a lungo raggio restano nel dna di famiglia. Il gruppo Ferraris oggi conta, oltre al Finissaggio, lo stabilimento della Tintoria a Benna e di recente ha acquisito la garzatura Garfintex, pronta a trasferirsi da Pray nel Basso Biellese. Sono quasi 250 i collaboratori del Gruppo ma al di là dei numeri, resta forte l’attenzione al valore umano dell’impresa.

«All’epoca la fabbrica era una grande famiglia, da noi ancora oggi le persone si passano il posto di generazione in generazione. Le famiglie nascevano nei raparti, i ragazzi si conoscevano e si sposavano. E tanti dei vecchi dipendenti mi vengono ancora a trovare. Lavoravo di sabato e domenica, mi piaceva camminare in montagna, andare a pesca e anche a caccia. Il mio primo viaggio? L’ho fatto con mia moglie a 60 anni».

Ma capire, rispettare la natura e restituire ciò che dà, è l’altra faccia dell’imprenditore. «Durante la guerra sfollammo da Torino in Monferrato, fu una fortuna perché la nostra casa fu bombardata. In collina avevamo da mangiare e la vita era tranquilla. Anche da Biella ho continuato a progettare intorno alla cascina e ancora oggi quello resta il mio paradiso. Se devo scegliere fra tessile e terra, non ho dubbi. Produciamo da tempo vino rosso e l’anno scorso abbiamo piantato le viti di Arneis».

A 100 anni, Francesco Ferraris ha lo sguardo lucido di chi non ha mai smesso di pensare al futuro. Fino a tre anni fa, ogni giorno era in azienda «a controllare i conti» e, ammette con ironia, che c’è una sola cosa che adesso lo infastidisce: «Il fisico non mi ubbidisce più ma la testa pensa anche per lui. Spero quanto prima di tornare a fare un giro in fabbrica. Della mia esperienza mi auguro che i miei nipoti e i loro figli possano farne tesoro. Una cosa che non ho mai fatto? Questa è la prima intervista della mia vita» dice dietro a un sorriso che racconta un secolo.

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