Il Biellese si scopre terra di vino: parte il censimento delle cantine

L’Enoteca Regionale, presieduta da Giuseppe Graziola, lancia una mappatura delle aziende vitivinicole del territorio. Coordinatore del progetto Stefano Mosca. Il sostegno dei sindaci: “Serve fare rete”

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Un territorio che produce vino da secoli, ma che fatica a raccontarsi come tale. È da questa consapevolezza che nasce il progetto di censimento delle aziende vitivinicole biellesi promosso dall’Enoteca Regionale del Biellese e della Serra, presieduta da Giuseppe Graziola, con Stefano Mosca nel ruolo di coordinatore dell’iniziativa “Biella è Buona”. L’obiettivo è costruire per la prima volta un quadro preciso e aggiornato delle cantine del territorio, oggi disperse e poco conosciute anche a livello locale. Il progetto punta a trasformare la frammentazione delle piccole realtà in un sistema riconoscibile e capace di dialogare con le grandi destinazioni turistiche del vino, a partire dal Lago Maggiore in poi, collegandosi con il Cammino di Oropa, la Via Francigena e il lago di Viverone come porte d’accesso a un territorio ancora da scoprire.

Mosca, presidente della Fiera internazionale del tartufo di Alba, ha inquadrato “Biella è Buona” in un contesto ampio e in trasformazione: «Enogastronomia è un neologismo che fino a pochi anni fa non esisteva. Oggi il settore è disciplinato con una specifica legge del 2019 e le cantine devono garantire requisiti minimi».

Mosca non nasconde le difficoltà attuali del comparto: «Il mondo del vino non è in crescita, un trend mai visto negli ultimi 30 anni. Proprio per questo il censimento può rappresentare una leva strategica. Questo progetto può aiutare i vignaioli non solo a trasformare l’uva in vino, ma a veicolare il turismo ed esserne protagonisti. Una bottiglia di vino ha uno spessore culturale millenario che si tramanda di generazione in generazione. Così si cambia il punto di vista e si entra in una filiera di servizi turistici che produce valore».

Ha inoltre sottolineato l’attuale mancanza di dati strutturati: «Nel Biellese a oggi non si conosce lo stock di offerta, ma quando avremo un quadro chiaro potremo dialogare con il Lago Maggiore per attrarre incoming in partnership. Abbiamo già un incontro fissato nei prossimi giorni ai quali sottoporre un’offerta strutturata con un appeal che renda l’enoturismo ambasciatore del Biellese».

A intervenire è stato il sindaco di Lessona, Simone Cambiè, che ha posto l’accento su un paradosso: «Siamo così orgogliosi della nostra storia, ma ci si dimentica di raccontarne il motivo. Ci sono persone che stanno trasferendo la loro passione, ma che operano in solitudine. Quindi occorre imparare a fare rete, dobbiamo parlarci di più». Cambiè ha richiamato l’attenzione sulle risorse spesso sottovalutate del territorio: «Far capire che abbiamo sentieri. Abbiamo Biella, un lago come Viverone e le colline. Coinvolgere tutti i sindaci per aver consapevolezza».

Sulla stessa linea il sindaco di Viverone, Massimo Pastoris, che ha ricordato come il suo Comune fosse già pronto a questa svolta fin dalla nascita dell’Enoteca della Serra: «Storicamente abbiamo aziende molto solide che stanno facendo un lavoro di promozione impegnativo come attori della cultura contadina e tutela del territorio». Ha poi elencato i punti di forza di un’area attraversata da percorsi di grande richiamo: «Viviamo in un territorio stupendo. Il Biellese è attraversato dal Cammino di Oropa e dalla Via Francigena che con il nostro lago di Viverone sono atout importanti che superano le 100 mila presenze l’anno, ma sembra che non ne siamo consapevoli. Ci si può e deve mettere in rete perché dobbiamo far capire che siamo un territorio che fa vino».

A tracciare la cornice complessiva del progetto è stato il presidente dell’Enoteca Regionale, Giuseppe Graziola, che ne ha ripercorso origini: «Abbiamo una lunga storia iniziata con la nascita delle Enoteche regionali, nate per la promozione del vino, del territorio e dei suoi prodotti agroalimentari. Nel 2019 abbiamo recuperato il marchio registrato dalla Provincia, un brand per farci riconoscere attraverso piani di sviluppo».

Il progetto attuale, finanziato con un bando da 90mila euro, punta ad allargare la base associativa dell’ente: «La direzione è quella di ingrandire la compagine. Attraverso i Comuni partirà un censimento, con regole precise da osservare per essere efficaci». Consapevole delle difficoltà che i produttori incontrano nel ritagliarsi un ruolo di promozione ha poi spiegato: «È vero che i produttori sono presi da mille incombenze e faticano a entrare nella parte di ambasciatori del territorio, ma abbiamo pensato anche a un tutor che potrà seguirli e aiutarli».

Al centro del progetto una scheda informativa che confluirà in un database dedicato: oltre a fornire un quadro preciso di quante sono e dove si trovano le aziende, raccoglierà dati generali su ogni produttore, orari di apertura, modalità di degustazione, lingue straniere parlate, aree visitabili, calendario eventi e vini prodotti. «Contiamo in un paio di mesi di coinvolgere tutti» conclude Graziola.

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