Il Tessile-Abbigliamento italiano vale 58,4 miliardi di euro

Confindustria Moda. Presentato lo studio di settore che fotografa il made in Italy

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Confindustria Moda

Il settore Tessile-Abbigliamento italiano rimane un pilastro dell’industria manifatturiera nazionale, nonostante un rallentamento dopo il forte recupero post-pandemia del 2021-2022.

I dati sono emersi durante la presentazione del volume “Lo Stato della Moda - Scenario Economico del Settore Tessile-Abbigliamento” il nuovo rapporto realizzato dall’Ufficio studi di Confindustria Moda dedicato all’analisi dell’andamento economico, produttivo e occupazionale del comparto. Nel 2025 il fatturato si attesta a 58,39 miliardi di euro, in calo rispetto agli anni precedenti (59,8 miliardi nel 2024 e 63,7 miliardi nel 2023). L’export rappresenta il 63,3 per cento del fatturato, confermando la vocazione internazionale del settore, anche se le esportazioni sono scese a 36,94 miliardi nel 2025 (-1,6 per cento sul 2024), dopo il picco di 38,68 miliardi nel 2023. L’analisi dell’export mostra un cambio di scenario: dopo una forte crescita nel 2022 (+18,9 per cento), si registra una stabilizzazione nel 2023 (+0,4%) e un calo nei due anni successivi.

Nel 2025 cresce l’export verso i Paesi Ue (+2%), mentre rallenta quello extra-Ue, soprattutto verso mercati strategici e il settore del lusso globale. La Francia resta il primo mercato di destinazione, seguita da Germania, Stati Uniti e mercati asiatici. Il saldo commerciale rimane fortemente positivo (10,48 miliardi nel 2025), sottolineando il ruolo strategico del settore per l’economia italiana. Sono due i macro-segmenti: l’abbigliamento, che genera il 68,6 per cento del fatturato e il 73,9 dell’export, e il tessile, che pesa per il 31,4 del fatturato e il 26,1 dell’export, mantenendo una centralità nelle produzioni ad alto contenuto tecnico e innovativo.

Il settore conta 37.331 imprese e 372.200 addetti nel 2025, in calo rispetto al 2022, segno delle difficoltà soprattutto per le Pmi.

«Lo studio racconta un settore che sta affrontando una trasformazione profonda, ma che continua a rappresentare uno degli ecosistemi industriali più strategici del Paese» evidenzia Luca Sburlati, presidente di Cm . «Dietro ai numeri ci sono imprese che investono, innovano e difendono competenze uniche al mondo. La nostra resta una filiera centrale per l’economia, l’occupazione e la competitività del made in Italy in Europa e globalmente».

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