«La ricchezza del made in Italy
oggi si trova nel capitale umano»
Master Fibre Nobili Il corso post laurea ideato nel 1986 da Luciano Barbera, compie 40 anni. Capasa: La formazione deve guidare la transizione tessile
«In 40 anni siamo cresciuti e cambiati. Nelle prime edizioni, fra gli aspiranti c’era curiosità, stupore per questo percorso post laurea strettamente connesso alle aziende. Parlare di scuola e impresa era utopistico e gli stessi imprenditori, convinti di dover mantenere in fabbrica segreti da non svelare a nessuno, erano scettici nell’aprire le loro porte agli studenti per gli stage aziendali». Così Luciano Barbera ripercorre la storia del Master delle Fibre Nobili e coglie lo spirito della settimana del made in Italy per festeggiare il suo quarantesimo compleanno.
Ci sono luoghi in cui l’industria smette di essere solo produzione e diventa racconto e identità. E nel Biellese, il progetto si è rivelato una realtà unica che ha fatto della trasmissione del sapere tessile una missione, continua per formare giovani pronti a entrare in azienda con una visione a 360 gradi sul settore. Nato nel 1986 da un’intuizione di Barbera, il Master ha preso forma in un momento cruciale per il tessile italiano. Gli anni Ottanta segnavano infatti una trasformazione profonda: globalizzazione nascente, nuovi mercati, competizione crescente. In questo scenario, emergeva una consapevolezza: il vero patrimonio del made in Italy non stava solo nei prodotti, ma nelle competenze, nei gesti e nella cultura industriale che lo rende possibile.
Il progetto fu concepito non come un semplice percorso formativo di 13 mesi, ma come una vera “bottega contemporanea”. Un luogo dove i giovani potessero imparare direttamente sul campo, attraversando tutta la filiera: dalla selezione delle fibre pregiate - lana, cashmere, alpaca - fino al prodotto finito e alla sua distribuzione sui mercati globali.
Il modello fu visionario nella sua semplicità: imparare facendo. E farlo dentro le aziende, a stretto contatto con chi ogni giorno trasforma la materia in eccellenza. Nel tempo, l’intuizione si è consolidata e ampliata, costruendo una rete internazionale che porta gli studenti ben oltre i confini italiani, tra allevamenti in Oceania, filature in Sud America e mercati asiatici in espansione.
«Le competenze delle persone sono la vera sfida per il futuro delle nostre imprese e del territorio. Il valore del Master è unico al mondo in tema di formazione professionale per l’industria Tessile/Moda - commenta Paolo Barberis Canonico, presidente dell’Unione Industriale. I suoi 40 anni di eccellenti risultati sono motivo di orgoglio per chi sostiene il progetto e rappresentano un ulteriore incentivo per continuare a supportarlo».
Con centinaia di candidati ogni anno, il percorso selettivo è completamente sostenuto da borse di studio, e soprattutto un tasso di occupazione del 100%.
«La formazione ha un ruolo fondamentale nel guidare la transizione del nostro settore verso modelli sempre più sostenibili. Sostenere il Biella Master significa investire nelle competenze delle nuove generazioni e rafforzare una filiera tessile italiana capace di coniugare eccellenza, innovazione e responsabilità ambientale e sociale» aggiunge Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana.
Il valore profondo di questi 40 anni, sta nella capacità di tenere insieme due dimensioni apparentemente opposte: tradizione e innovazione. Da un lato, la custodia di un sapere antico, fatto di sensibilità per la materia, attenzione al dettaglio, cultura del bello. Dall’altro, l’apertura verso le sfide contemporanee: sostenibilità, tracciabilità, tecnologia. Oggi il Master si confronta infatti con una nuova rivoluzione. Il lusso non è più solo sinonimo di qualità, ma anche di responsabilità: filiere trasparenti, processi sostenibili, scelte consapevoli. È dunque diventato indispensabile formare figure capaci non solo di comprendere la complessità tecnica del tessile, ma anche di guidarne la trasformazione.
«Quando nel 1986 abbiamo immaginato questo corso l’obiettivo era chiaro; trasmettere il patrimonio unico di sapere e competenze alle nuove generazioni. Questa urgenza è ancora più attuale perché per il made in Italy il rischio più grande non è la concorrenza globale ma la perdita di competenze. La ricchezza oltre che nell’eccellenza dei prodotti risiede infatti nel capitale umano» conclude Barbera.
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