Lana, seta e futuro:
Botto Giuseppe festeggia i 150 anni

La storia Quattro generazioni che dalla rivoluzione industriale hanno mantenuto salde le radici cogliendo le opportunità di un progresso tecnologico in evoluzione

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Centocinquant’anni di storia industriale italiana legati fra loro da morbidi fili di cashmere, lana merino superfine e seta preziosa che dal Biellese corrono fino al Friuli. Botto Giuseppe nel 2026 taglia un traguardo importante: oltre un secolo e mezzo di attività ininterrotta, passando per la Prima guerra mondiale , l’alluvione del 1968, per la crisi del tessile in seguito alla liberalizzazione del commercio mondiale (e all’ingresso massiccio della Cina) fino agli anni d’oro del lusso globale e alle sfide della sostenibilità che oggi ridisegnano l’intera industria della moda.

La sostenibilità è infatti una pratica che Botto Giuseppe difende, che si misura in numeri, certificazioni e scelte di filiera. Le materie prime vengono tracciate fino alle fattorie d’origine, in Australia, Uruguay e Cina, dove gli allevatori praticano agricoltura rigenerativa, rotazione dei pascoli e benessere animale certificato. La lana che arriva in Valle Mosso compie un viaggio preciso, verificabile attraverso tecnologia blockchain, trasparente fino al cliente finale.

Tutto ha inizio nel 1876, in Vallestrona, dove un giovane operaio tessile Giuseppe Botto Poala investe i suoi risparmi in pochi telai. Un gesto di coraggio, come accadeva in un Biellese che si preparava a spalancare le porte alla rivoluzione industriale; una scommessa lungimirante, che avrebbe dato vita a una dinastia di imprenditori che ancora oggi è rimasta fedele alle radici e a un saper fare tramandato di generazione in generazione, combattendo congiunture non sempre favorevoli e cogliendo le opportunità del progresso tecnologico.

I quattro figli del fondatore, Giovanni, Venanzio, Silvio e Ferdinando espansero l’attività in Valdilana fino a contare quattro stabilimenti tra Pistolesa, Lessona e Romanina. Poi nel 1968, un’alluvione di dimensioni catastrofiche devasta le valli di Mosso e distrugge quasi completamente gli impianti. Quel tragico momento diventa tuttavia l’occasione per un salto di qualità che si rivelerà decisivo per il futuro dell’azienda.

Il testimone nel frattempo passa ai cugini Paolo e Rodolfo che consolidano il marchio e la struttura aziendale. Oggi Botto Giuseppe è alla quarta generazione e il suo sguardo è rivolto ai mercati del lusso di tutto il mondo. Filati, tessuti, jersey e sciarpe realizzati interamente in Italia, con materie prime certificate e processi produttivi sostenibili. Un posizionamento che non è il frutto di una strategia di marketing ma di una scelta culturale maturata nel tempo, rafforzata negli ultimi vent’anni con investimenti concreti in impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili - in particolare idroelettrico e fotovoltaico - che risulta superiore al fabbisogno dello stabilimento (108%), oltre a certificazioni internazionali e tracciabilità totale della filiera. L’84% delle materie prime è conforme agli standard riconosciuti a livello globale,

«Festeggiare questo traguardo significa guardare indietro con orgoglio, non dimenticando mai la nostra storia e da dove siamo venuti, ma nello stesso momento guardando avanti con ambizione » commenta il ceo, Silvio Botto Poala. «Viviamo in un’epoca in cui il cambiamento è sempre più rapido, le sfide sempre più complesse, ma se c’è una cosa che questi 150 anni ci insegnano, è che il futuro premia chi continua a mettersi in discussione, chi non smette di innovare, e chi resta fedele ai propri valori pur evolvendo ogni giorno».

Il cuore produttivo resta nel distretto biellese, a Valle Mosso, con un secondo stabilimento a Tarcento, in provincia di Udine, dove ha sede la divisione Cascami Seta. La filiera è verticale e tutte le operazioni - lavaggio, pettinatura, filatura, tintura, orditura, tessitura e finissaggio - vengono svolte internamente. Scelta che garantisce controllo totale sulla qualità e sulla sostenibilità del processo, e che rappresenta un prezioso esempio compiuto di manifattura integrata nel panorama tessile italiano.

Nel 2010, in occasione dei 160 anni dalla nascita del fondatore, è nato il brand Pin 1876, la divisione dedicata alle sciarpe in cashmere e fibre pregiate, realizzate con una lavorazione brevettata esclusiva. Prende forma anche la divisione dedicata ai filati per maglieria, che si espande poi con una collezione sostenibile e certificata Cradle to Cradle a livello Gold (uno standard che valuta sicurezza dei materiali, circolarità del prodotto, gestione dell’acqua e del suolo, equità sociale) che poche aziende tessili al mondo possono esibire.

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