Orientamento e lavoro: “il caso Biella”
fa scuola all’evento “Rome Future Week”
Futuro e professioni. Dall’esperienza condivisa nasce “La Fabbrica dei Talenti”, una nuova comunità di orientatori biellesi che ha scelto di dare continuità al lavoro avviato
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Ci sono esperienze territoriali capaci di valicare i propri confini originari per trasformarsi in modelli nazionali. È il caso del percorso nato nel nostro territorio dall’incontro tra professionisti dell’orientamento che hanno scelto di adottare un approccio completamente inedito: non partire da risposte preconfezionate, ma mettere in comune domande, dubbi, competenze e visioni.
Un’esperienza dinamica che, da laboratorio locale, è arrivata fino al prestigioso palcoscenico della “Rome Future Week” (che si è svolta il 24 e 25 settembre), dove Asnor (Associazione nazionale orientatori) l’ha presentata ufficialmente come “il caso Biella”: la definizione identifica l’origine geografica del gruppo di lavoro, ma soprattutto vuole evidenziare il valore metodologico con cui una rete professionale locale è riuscita a trasformare il confronto teorico in azione concreta:
Come ha sottolineato la stessa Asnor «il valore dell’esperienza sta nell’aver costruito una community che non si è fermata al confronto, ma ha scelto di sperimentare, collaborare e costruire insieme nuove possibilità per l’orientamento».
In un territorio articolato come quello biellese, l’orientamento non può più essere inteso esclusivamente come una relazione a due tra professionista e utente. Le decisioni formative e di carriera sono profondamente influenzate dal contesto sociale ed economico, dalla qualità delle reti informative e dalle opportunità concrete percepite. La rete nata a Biella ha così invertito la prospettiva tradizionale: invece di limitarsi a mappare le opportunità già presenti, punta direttamente a generarne di nuove.
L’evoluzione dal confronto informale al metodo strutturato ha trovato massima espressione nella proposta portata a Roma. Il gruppo biellese ha aperto la discussione con una domanda cruciale per il mercato del lavoro contemporaneo: “Quando è davvero troppo tardi per reinventarsi?”.
Il dibattito si è poi trasformato in un laboratorio pratico fondato sulla “Mappa generativa delle possibilità”, uno strumento operativo ideato a partire dal lavoro sul campo svolto in Piemonte. A formalizzare questo passaggio strategico è stata Selena Minuzzo (orientatrice, pedagogista e formatrice), che ha guidato i partecipanti attraverso due supporti innovativi: le “5 soglie delle possibilità”, pensate per l’analisi e la lettura del contesto territoriale e la “Mappa generativa delle possibilità”, ideata per accompagnare orientatori e utenti dall’analisi a una vera e propria progettazione.
In questo cantiere di idee, orientatori arrivati da tutta Italia hanno potuto sperimentare come un’intuizione locale possa diventare un’infrastruttura progettuale replicabile e adattabile a contesti nazionali differenti.
Il successo dell’esperienza romana ha gettato le basi per una nuova ed evoluta fase strutturale. Dalla sinergia dei professionisti protagonisti del “caso Biella” Silvana Macrì, Selena Minuzzo, Roberta Cortese e Girolamo Ciancimino, è nata ufficialmente “La Fabbrica dei Talenti”.
«È un passaggio importante anche per il territorio» spiegano i responsabili del progetto: «Perché parlare di orientamento significa spesso parlare di singole persone chiamate a scegliere: un ragazzo davanti a una scelta scolastica, una persona che deve rimettersi in gioco, un lavoratore che attraversa una transizione, qualcuno che deve capire come valorizzare ciò che ha imparato nel corso della propria storia professionale.
Ma prima ancora delle scelte individuali esiste una domanda collettiva: quanto è capace un territorio di costruire le condizioni perché quelle possibilità possano essere viste? Forse è proprio questa la lezione che arriva da Biella. Le possibilità non sono sempre tutte già lì, pronte per essere individuate: a volte devono essere costruite. E possono nascere da qualcosa di molto concreto: persone diverse che decidono di incontrarsi, fare domande e mettere in comune ciò che sanno. Una domanda può generare una connessione. Una connessione può generare un’idea. Un’idea può diventare un progetto.E un progetto» concludono «può aprire una possibilità che, fino a quel momento, semplicemente non si vedeva».
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