(Foto di Antonio Mantovan / il Biellese)
Il tecnico festeggia con una vittoria interna: 3-1 sul Livorno Ferraris Bianzè e vetta della classifica consolidata
Lettura 2 min.Gaglianico
Una sensazione irripetibile, accompagnata dalla consapevolezza di aver raggiunto un traguardo grazie alla passione, alla determinazione, alla crescita personale e, soprattutto, all’amore verso il calcio. Davide Modenese ha raggiunto le 1000 panchine da allenatore. Un numero che non deriva dalla casualità, un dato che racchiude svariati aspetti e tante emozioni vissute.
Domenica 18 ottobre 2026 non sarà più una data qualsiasi, non sarà più una domenica come le altre. Gaglianico-Livorno Ferraris Bianzè è finita 3-1 per i biancazzurri, che hanno così consolidato il primato del girone C di Prima Categoria dopo sei giornate dall’inizio del campionato. A rendere dolce la festa per il tecnico biellese ci ha pensato la società del presidente Giuseppe Bifernino e l’intero gruppo-squadra, che hanno omaggiato Modenese con una targa commemorativa e una maglia speciale con scritto “Modenese 1000”. Non solo, come tiene a sottolineare egli stesso: «Sono passati a trovarmi parecchi giocatori che ho allenato anche nelle passate stagioni, c’erano più di 50 persone. È stata una domenica speciale, abbiamo vinto sul campo e poi festeggiato».
Dall’Occhieppese all’attuale desiderio Promozione alla guida del Gaglianico. Riassumere 33 anni di carriera non è facile. È proprio Davide Modenese a tratteggiare gli inizi e alcune delle tappe della sua prolungata carriera: «Ho segnato tutte le partite ufficiali in cui ho allenato» dice leggendo un foglio che riassume le annate alla guida delle squadre. «Durante l’ultima estate mi sono messo a ricontarle e ho visto che me ne mancavano dieci. Tra il campionato e la Coppa ne avevo nove e contro il Livorno sarebbe stata la decima per raggiungere le 1000. Ho iniziato con gli Allievi dell’Occhieppese, poi dopo qualche anno di giovanili alla Biellese e alla Cossatese, sono stato chiamato da Gianfranco Dal Molin per fare il mister al Pollone in Seconda Categoria dopo che loro erano retrocessi». Da quel momento la carriera del tecnico biellese è un crescendo di esperienze: Cossatese Spolina, Candelo, Mongrando, Ponderano, Cavaglià, Valdengo, Biogliese Valmos, fino ad arrivare alle più recenti Ceversama, Città di Cossato, Trino e Gaglianico.
Ripercorrendo le tappe della propria carriera, c’è un episodio che Modenese ricorda particolarmente, accaduto nel 2017 durante la parentesi a Cavaglià, club per il quale è stato allenatore per quattro stagioni. Racconta: «Quando siamo saliti in Eccellenza abbiamo vinto la finale ai rigori contro il Chivasso. La serie di tiri era a oltranza. Dal dischetto va Liuni, giovane che all’epoca aveva giocato pochissimo, ma un ragazzo sempre puntuale e presente. Batte il rigore, palla all’incrocio dei pali. Io, anziché andare in mezzo ai giocatori, vado nell’angolo vicino alla bandierina e mi metto a piangere. È il flash calcistico che ho più impresso».
Allenare per tanti anni consecutivamente richiede tante energie, un continuo aggiornamento e conoscenza del mondo del pallone, oltre a una buona preparazione. «Sono fortunato ad essere arrivato a 1000 panchine. Ho incontrato gruppi di giocatori forti, dirigenti che hanno sempre rispettato il mio ruolo, penso ai direttori sportivi Gianfranco Dal Molin e Tony Baglio. Fare l’allenatore non ti permette di avere pause. Lunedì ripensi alla partita di domenica, poi ti chiamano i giocatori per aggiornarti sulle proprie condizioni fisiche e pensi al match successivo. Ciò che mi piace di più è che ti tiene sul pezzo, ti stimola. Nei periodi in cui potresti staccare, come a maggio o a giugno, in realtà pensi alla prossima squadra». Così vive un allenatore a cui piace ricoprire il proprio ruolo, a cui piace motivare una squadra affinché dia tutto in campo. Così vive un allenatore che si è seduto 1000 volte in panchina per dirigere un gruppo, sempre con uno sguardo rivolto verso il futuro. Chiude Modenese: «La mia aspirazione è contribuire a creare a Gaglianico un progetto di 2-3 anni per garantire progettualità e continuità».
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