Le celebrazioni per tutti i Santi e nel giorno dei defunti
Il Vescovo: «Non siamo fatti per il sepolcro, ma per l’eternità di Dio»
Lettura 2 min.Una giornata quella di domenica particolarmente intensa, per le parrocchie e le chiese, la solennità di tutti i Santi ha richiamato diversi fedeli per la celebrazione eucaristica. In Cattedrale a Biella, la santa messa solenne presieduta dal vescovo Roberto che nell’omelia ha offerto la sua meditazione: «Chi sono i Santi? Non soltanto persone straordinarie che sembrano lontane da noi, ma uomini e donne, giovani ed adulti, sacerdoti e laici che hanno accolto l’amore di Dio e lo hanno vissuto ogni giorno amando, perdonando, servendo e rialzandosi da ogni caduta». Il Vangelo proclama in questo giorno il testo delle beatitudini, un itinerario verso la compiutezza dell’umano e la felicità cristiana. «È un messaggio sorprendente perché chiama felici coloro che spesso il mondo considera deboli e perdenti. La vera felicità non nasce dall’avere tutto, dal successo, dagli applausi, ma dal sapere di essere amati da Dio e dal vivere nell’amore. La santità non è una perfezione impossibile, riservata a pochi, ma un cammino quotidiano fatto di piccoli gesti di amore, di pazienza, di fedeltà e di speranza. La santità comincia quando scegliamo. Non limitiamoci ad ammirare i Santi, chiediamo la grazia di imitarli nelle scelte concrete di ogni giorno. La santità è la strada che conduce alla gioia più vera, che nasce dal vivere con Cristo e come Cristo. Siamo fatti per la felicità» attesta monsignor Farinella.
Lunedì 2 novembre, la Chiesa ha vissuto la commemorazione di tutti i fedeli defunti, giornata di ricordi, di nostalgia, in cui l’affezione per chi ci ha lasciati si fa più vivida. Al cimitero urbano, nel pomeriggio, la celebrazione della santa messa presieduta dal Vescovo. Al centro dell’area principale del camposanto è ubicata la Cappella dotata di altare, in cui tra l’altro riposano le spoglie di alcuni vescovi biellesi. Fiori e ceri ornano le tombe a terra, i loculi, le cappelle di famiglia. La visita ai cimiteri acquista per i cristiani un significato particolare per il suffragio delle anime dei morti e per il conforto per i vivi. La Chiesa attingendola dai meriti di Cristo, della Vergine Maria e dei Santi concede l’indulgenza plenaria fino all’8 novembre, per chi compie questo gesto di pietà, di preghiera e di memoria per i defunti. Nella riflessione sulle letture bibliche il presule ha comunicato: «Siamo qui con il peso dei ricordi, degli affetti e talvolta delle lacrime, ma soprattutto con la certezza della nostra fede che attestiamo nel Credo: la morte non ha l’ultima parola!. Giobbe nel testo proclamato, esprime la sua certezza di fede- io so che il mio Redentore è vivo, il dolore è attraversato dalla fede nel Signore. San Paolo dice che la speranza non delude, perché nasce dall’amore di Dio, un amore pienamente dimostrato da Cristo sulla croce. E il Vangelo ci consegna la promessa straordinaria, che nessuno di coloro che Dio ama è destinato ad essere perduto, nessuna vita è dimenticata, nessuna storia è cancellata, nessun amore autentico va perduto». Molte le persone tra le tombe, un nutrito gruppo ha partecipato alla celebrazione eucaristica di suffragio. Nel cimitero tante le croci apposte sulle tombe e il vescovo ha osservato: «La Croce di Cristo ci parla di una Chiesa che ha attraversato il tempo annunciando il Vangelo e trasmettendo la fede alle diverse generazioni. E noi li abbiamo ricevuti. Siamo qui anche per rinnovare la nostra fede in Cristo risorto. Siamo fatti non per la morte, ma per la vita! Non siamo fatti per il sepolcro, ma per l’eternità di Dio». Dopo i riti liturgici, un altro gesto riempie il cuore di speranza, la visita alla tomba di persone conosciute ed amate, in famiglia, in parrocchia, nei quartieri, nomi e volti che scorrono nella memoria. Ma lo sguardo intriso di preghiera, si rivolge a tutti morti, i cui corpi riposano in questo luogo che la pietà cristiana definisce camposanto. Indicando per chi lo intuisce, che è preludio della risurrezione finale, nella quale anche il corpo è destinato alla gloria che Dio partecipa a chi ha risposto alla chiamata all’amore e al Vangelo. Ormai è calata la sera e i lumi che brillano davanti ai sepolcri non creano sicuramente un’aria spettrale, ma richiamano la luce che si accende nei cuori di chi attende l’incontro definitivo con i propri cari sempre amati. I nostri morti partecipano della luce che è Cristo, luce che non tramonta ed illumina il mondo.
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